Questa paciosa signora bionda con la
lunga treccia arrotolata e il vestito tipico del folclore russo, è Nastja, il
mio copriteiera (il maschile le fa arricciare il naso e non le si può dare
torto). Viene da Mosca. Ha ventisette anni e in Italia l’hanno ridotta in alcune
epoche della storia di famiglia al rango di giocattolo e di tiragraffi,
ma lei, consapevole di avere una missione, è riuscita a conservare una propria bellezza,
attraversando a schiena dritta (solo un tantino pencolante all’indietro per
via del sottogonna imbottito che si è po’ schiacciato) quella straordinaria
avventura che è la vita quotidiana. Nonostante le si sia ingrigita la pelle e spelacchiato il naso, il volo della sua sottana rigonfia sa ancora tenere in caldo una teiera, com'era stata
destinata a fare nel tradizionale rito russo del tè. Con la sua compagna di
viaggio, che in questo momento la sta impunemente declassando a misero post di
un blog e che è figlia di un’altra cultura nonché convinta amante del caffè, mantiene un
rapporto solido e cordiale, fondato sull'assioma che gli usi e i
costumi degli altri non sono né migliori né peggiori ma solo diversi.
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sabato 20 dicembre 2014
Qualcosa di caldo
Questa paciosa signora bionda con la
lunga treccia arrotolata e il vestito tipico del folclore russo, è Nastja, il
mio copriteiera (il maschile le fa arricciare il naso e non le si può dare
torto). Viene da Mosca. Ha ventisette anni e in Italia l’hanno ridotta in alcune
epoche della storia di famiglia al rango di giocattolo e di tiragraffi,
ma lei, consapevole di avere una missione, è riuscita a conservare una propria bellezza,
attraversando a schiena dritta (solo un tantino pencolante all’indietro per
via del sottogonna imbottito che si è po’ schiacciato) quella straordinaria
avventura che è la vita quotidiana. Nonostante le si sia ingrigita la pelle e spelacchiato il naso, il volo della sua sottana rigonfia sa ancora tenere in caldo una teiera, com'era stata
destinata a fare nel tradizionale rito russo del tè. Con la sua compagna di
viaggio, che in questo momento la sta impunemente declassando a misero post di
un blog e che è figlia di un’altra cultura nonché convinta amante del caffè, mantiene un
rapporto solido e cordiale, fondato sull'assioma che gli usi e i
costumi degli altri non sono né migliori né peggiori ma solo diversi. lunedì 12 agosto 2013
L'importanza del sesso del caffè.
Dal 2009 la riforma della lingua russa (una riforma piccolina per decreto ministeriale) ha autorizzato il genere neutro del caffè, ufficializzando un uso invalso nel parlato.
In russo caffè è kofe, parola indeclinabile, con una desinenza -e che in quella lingua è tipica del neutro.
Ma anche in russo, come nella maggior parte delle lingue, il caffè, forte e amaro, era virile, con il suo aggettivo di genere maschile.
Adesso può essere tutt'e due le cose (benché solo nella lingua parlata): maschile e neutro.
La decisione ha scatenato dibattiti anche sul web.
A me, col passar del tempo, sembra che il neutro sia un genere molto dignitoso.
In russo caffè è kofe, parola indeclinabile, con una desinenza -e che in quella lingua è tipica del neutro.
Ma anche in russo, come nella maggior parte delle lingue, il caffè, forte e amaro, era virile, con il suo aggettivo di genere maschile.
Adesso può essere tutt'e due le cose (benché solo nella lingua parlata): maschile e neutro.
La decisione ha scatenato dibattiti anche sul web.
A me, col passar del tempo, sembra che il neutro sia un genere molto dignitoso.
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