lunedì 30 marzo 2015

Il piacere dell'etimologia



Picasso Donna che legge
Diceva Borges ne I giusti:

Un hombre que cultiva su jardín, como quería Voltaire.
El que agradece que en la Tierra haya música.
El que descubre con placer una etimología.
[…]
Esas personas, que se ignoran, están salvando el mundo.

Ho fatto del mio meglio oggi, passeggiando per Vicenza e imbattendomi per caso nell’arco detto degli Zavatteri, che un tempo lì sotto rappezzavano zavate, come facevano tutti gli oscuri ciabattini con le ciabatte variamente scalcagnate dei loro clienti, come tutti gli zapateros di Spagna con gli zapatos sgangherati consumati su altri lastricati. E ho pensato che appena a casa avrei studiato meglio l’etimologia della parola. E mentre lo pensavo tutto il resto perdeva d'importanza.

mercoledì 25 febbraio 2015

Vado a dormire




Giornata compulsiva. Sonno. E le fotocopie per domani. Silvia, vieni a letto, io spengo. Arrivo. In bagno, bang, la porta. Umpf, ok, ok, faccio meno casino. Vent’anni che non so chiudere la porta. Allora, corso di traduzione. Recuperare bozze corrette. Caspita che occhi gonfi. Aspetta che lavo gli occhialini clorati.  Cercare video per il corso di russo. Trovare esempi per il congiuntivo spagnolo. Lavarsi i denti. Uffa che stanchezza, vorrei essere già a letto. Soddisfatta del titolo del laboratorio. Mi spalmo un po’ di crema per le mani, al biscotto. Che profumo. Ho riempito o no la ciotola della gatta. Vado a vedere. Silvia, non hai spento la luce in bagno. Clang. Mi è scappato lo sportello. Grrr. Scusa. Svuoto la borsetta già che ci sono. Otto fazzoletti di carta usati una sola volta. Scontrini delle colazioni in piscina. Non lo so, tradurre offuscare per traslato o essere più aderente all’originale. Sono indecisa. Venti gocce di vitamina D, il calciferolo non mi ama. Quasi compro i biglietti del treno. Mah, preparare un breve curriculum. Non ho ancora letto il giornale. Rispondo alle mail di due studenti. A una redattrice che ha un dubbio, a un’amica che chiede un consiglio. Sbrigo la corrispondenza, dico io. Sarà passata l’influenza a Sofia. La vedo così poco. Tiro fuori i vestiti per domani. Ho già preparato tutte le lezioni della settimana. Le vorrei interessanti. Tanti libri da leggere, ma per farlo non dovrei dormire. Per fortuna che ho letto. Ah, il giornale. Eccomi.  Pulisco la sabbietta, chiudo il terrazzo. Ohi, cambio l’acqua ai fiori, poveri. Ciabatto. La luce  in bagno. Vero. Mi fa gli scherzi. Raffaella va in Giappone. Contenta. Occhiatina nello specchio. Ehi tu, mi sei diventata una donna un po’ persa nei propri pensieri. Parli da sola per strada. Non m’importa. Mi corico. Piede gelato contro gamba rovente. Accolta. Spiace molto che sia morto Luca Ronconi. Leggo. Tristezza per le donne nel mondo. Ti pare che si possa sfogliare il quotidiano all’una di notte. Trapunta che si agita stizzita. In effetti no, la carta fruscia ed è già un altro giorno. Senti, mi aiuti a preparare delle slide. Occhio semiaperto. Breve bagliore di interesse. Per cosa ti servono. Ok, domani ci guardiamo. Colloquiale. Grazie. Bacio. La micia si accoccola su una poltrona vicina. Rifletto. Progetti. Sarò all’altezza. Sensi di colpa. I miei in un’altra città. Assenze. Mi rigiro. Un braccio che si allunga sul mio seno. Una strizzatina. Sorriso soddisfatto. Si dimentica la mano. Si riaddormenta. Il futuro è incerto. Lo è da sempre, nei secoli dei secoli. Clic. Tenebre. Sto proprio bene qui, a pensare in questa cuccia al buio, con il suo palmo caldo sul petto.  La felicita è complessa. La felicità è semplice.

domenica 25 gennaio 2015

Da Dymkovo a Miró: la forza evocativa dell'arte.


giocattolo di Dymkovo
Questo è il mio variopinto tacchino di Dymkovo. L'ho comprato durante uno dei miei primi viaggi in Russia ormai trent’anni fa. In origine queste figurine erano giocattoli, talvolta fischietti,  poi sono diventate dei magnifici soprammobili. I giocattoli autentici provengono dall’omonimo quartiere della città di Kirov, sono modellati  con argilla rossa e sabbia di fiume da artigiani provetti e sono tutti pezzi unici. Vengono immersi nel gesso per ottenere la caratteristica base bianca, e decorati a mano di rosso, azzurro, verde, giallo. Il mio conserva ancora una sottile lamina in foglia d'oro al centro della ruota. Le altre le ha perse per strada, passando di casa in casa, fino a quella dove abito ora.
siurell maiorchino
Siccome sta un po' in alto, in una piattaia appesa sopra un pianoforte, me l'ero un po' dimenticato.
Ma oggi mi è tornato in mente, perché, nel visitare la bella mostra che Mantova ha dedicato a Miró, ho scoperto che l'artista amava molto i siurrels maiorchini, statuine d’argilla con fischietto incorporato, come grandi ocarine, pitturate di bianco con pennellate azzurre e rosse, le tinte del mare e del sole mediterraneo,  gli stessi colori puri e saturi dei dipinti di Joan Miró e del folclore delle terre fredde, pressate dall’atavico bisogno di interrompere la monotonia nivea del gelo.
Risultati immagini per joan miro progetto per un monumento
Joan Miró Progetto per un monumento
Sono grata a Miró per questo ricordo che la sua arte mi ha evocato. Mi chiedo se l’artista  conoscesse i giocattoli di Dymkovo. Non lo so, ma sono sicura che gli sarebbero piaciuti molto. 




* La mostra è alla Fruttiere di Palazzo Te, a Mantova, fino al 6 aprile.

mercoledì 7 gennaio 2015

Matite


Matita PITT grassa nera 2B

Dal vocabolario Treccani

Matita


matita s. f. [dall’ant. amatita, che ha lo stesso etimo di ematite].

b. fig. Con traslato metonimico, disegnatore: una celebre m. della letteratura per l’infanzia; si dice spec. di disegnatori di vignette umoristiche o satiriche.

martedì 6 gennaio 2015

Fiori prodigiosi

Voglio cominciare il nuovo anno con una poesia di Ángel González, che in pochi versi dice la meraviglia della lettura. 

Al lector se le llenaron de pronto los ojos de lágrimas,
y una voz cariñosa le susurró al oído:
¿Por qué lloras, si todo
en el libro es de mentira?
Y él le respondió:
Lo sé;
pero lo que siento es de verdad.


E, senza la grazia del poeta, sussurro all'orecchio del raro lettore che avesse a passare di qui per caso, tre titoli di libri che sono le mie letture di questo mese.
Sono assoggettati ai miei gusti e al mio estro, come tutto ciò che è contenuto in questo blog, dunque  non pretendono nemmeno di essere un suggerimento ma piuttosto un elenco di opere di autori ben noti che, se piacciono, non si lasciano dimenticare.
Una pagina di storia e altri raccontiIl primo  è un capolavoro, un classico di settecentocinquanta pagine: Manoscritto trovato a Saragozza di Jan Potocki.  Si compone di tante storie che sbocciano l'una dall'altra come fiori prodigiosi. È il mio Le mille e una notte. Mi tiene compagnia quando mi sveglio nel buio e invece di perdermi nei cattivi pensieri parto per questo  viaggio spettacolare.
Il secondo è di un autore che ho scoperto tardi, che Neri Pozza ha ripubblicato per intero e si chiama Romain Gary. Stavolta tocca a una serie di racconti:  Una pagina di storia. Ma se qualcuno non li avesse letti non mi perderei La vita davanti a sé e Educazione europea. Ecco uno scrittore de verdad viene da dire.
Il terzo è Goya di Tzvetan Todorov e lo leggerò perché mi piacciono Goya e Tzvetan Todorov.
Tutti e tre questi libri sono stati scritti in francese, ma i loro autori sono nati (in ordine di apparizione) in Polonia, in Lituania, in Bulgaria.
Scelgo come immagine Romain Gary e la sua bella faccia.

Piccola nota bibliografica:
Jan Potocki, Manoscritto trovato a Saragozza, Guanda, a cura di R. Radrizzani, trad. di G.Bogliolo.
Romain Gary, Una pagina di storia e altri racconti, Neri Pozza, trad. di R. Fedriga.
Tzvetan Todorov, Goya, Garzanti, trad. E. Lana.